Intossicazione da cloro: rischi per la salute e sicurezza negli impianti

Intossicazione da cloro: rischi per la salute e sicurezza negli impianti

Il recente episodio di esalazione di cloro avvenuto in un circolo sportivo di Mentana, alle porte di Roma, ha riportato l’attenzione sulla sicurezza degli impianti che utilizzano prodotti clorati per il trattamento dell’acqua. È però importante chiarire subito un punto: la presenza di cloro nell’acqua, quando correttamente dosato e controllato, non equivale a un rischio per la salute.

La disinfezione è indispensabile per contenere la proliferazione di batteri, virus, funghi e altri microrganismi. I rischi nascono, invece, da anomalie nella progettazione, nella manutenzione o nella gestione dell’impianto, come dosaggi errati, guasti, scarsa ventilazione o contatto tra sostanze chimicamente incompatibili; il tema non riguarda, quindi, soltanto il prodotto utilizzato, ma l’intero sistema di trattamento dell’acqua.

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Cloro nell’acqua e cloro nell’aria non sono la stessa cosa. Occorre distinguere tra il cloro presente nell’acqua, come disinfettante, e il cloro gassoso che può essere liberato accidentalmente nell’ambiente. Nel primo caso, il prodotto viene dosato in quantità controllate per mantenere l’acqua sicura dal punto di vista microbiologico. Nel secondo caso, invece, ci troviamo di fronte a un’emergenza chimica, spesso provocata dalla reazione tra prodotti incompatibili. Nelle piscine ad uso pubblico, i valori di riferimento comunemente utilizzati prevedono un cloro attivo libero compreso tra 0,7 e 1,5 mg/L, un cloro attivo combinato non superiore a 0,4 mg/L e un pH compreso tra 6,5 e 7,5.

Il cloro è un gas fortemente irritante. Quando viene inalato, reagisce con l’acqua presente sulle mucose degli occhi, del naso, della gola e delle vie respiratorie ed è questa reazione a generare sostanze acide e ossidanti in grado di danneggiare i tessuti superficiali. Gli effetti dipendono dalla concentrazione del gas, dalla durata dell’esposizione, dalla ventilazione dell’ambiente, dalla distanza rispetto alla sorgente e dalle condizioni di salute della persona coinvolta. Anche l’intensità dell’attività respiratoria può incidere sulla quantità di sostanza inalata:

  • A basse concentrazioni possono comparire bruciore agli occhi, lacrimazione, irritazione nasale, mal di gola e tosse;
  • A medie concentrazioni possono manifestarsi difficoltà respiratorie, senso di costrizione al torace, respiro sibilante e broncospasmo;
  • A grandi concentrazioni può svilupparsi un edema polmonare, con un peggioramento che può comparire anche a distanza di alcune ore.

I bambini sono più vulnerabili, perché sono particolarmente sensibili agli agenti chimici presenti nell’ambiente. Rispetto agli adulti respirano una maggiore quantità d’aria in rapporto al peso corporeo e hanno un apparato respiratorio ancora in fase di sviluppo. Inoltre, la minore statura rappresenta un ulteriore fattore di rischio, perché i gas più pesanti dell’aria possono tendere ad accumularsi nelle zone basse e scarsamente ventilate. Le esposizioni più intense possono provocare alterazioni temporanee della funzionalità respiratoria e, in alcuni casi, disturbi persistenti simili all’asma. La presenza di bambini rende quindi ancora più importante la corretta progettazione dei locali tecnici, dei sistemi di dosaggio e delle procedure di emergenza.

 

Il tipico “odore di piscina” non indica necessariamente un eccesso di cloro libero. Molto spesso è dovuto alle clorammine, composti che si formano quando il cloro reagisce con sostanze organiche presenti nell’acqua, come sudore, urina, cosmetici, cellule cutanee e residui introdotti dall’ambiente. La formazione di clorammine produce due effetti negativi:

  1. Riduce la quantità di cloro disponibile per la disinfezione;
  2. Genera composti irritanti che possono passare dall’acqua all’aria.

Un ambiente con un forte odore di piscina non è quindi necessariamente un ambiente “molto disinfettato”. Può essere, al contrario, il segnale di un equilibrio chimico non corretto, di un ricambio d’acqua insufficiente o di una ventilazione inadeguata.

Sono molti i casi in cui può verificarsi un rilascio di cloro gassoso, i quali dipendono principalmente dalla mancanza di adeguate conoscenze e protezioni tecniche. Uno degli scenari più pericolosi è il contatto tra ipoclorito e prodotti acidi utilizzati per la correzione del pH, in quanto la loro miscelazione può liberare rapidamente cloro gassoso. Il problema può verificarsi a causa di:

  • Collegamenti errati delle linee di dosaggio;
  • Travaso di un prodotto nel serbatoio sbagliato;
  • Funzionamento del dosaggio in assenza di flusso d’acqua;
  • Riflusso di un reagente nella linea dell’altro;
  • Interventi di manutenzione eseguiti senza procedure corrette;
  • Riavvio non coordinato dell’impianto dopo un arresto della circolazione.

Per questo motivo, i sistemi di dosaggio devono essere interbloccati con il funzionamento della pompa di ricircolo. In assenza di flusso, l’immissione dei prodotti chimici deve arrestarsi automaticamente. Le linee devono inoltre essere chiaramente identificate, separate e protette contro riflussi e travasi accidentali.

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La sicurezza deve essere prevista in fase di progetto

La gestione sicura dei prodotti chimici non può essere affidata esclusivamente all’esperienza dell’operatore, ma deve essere integrata nella progettazione dell’impianto.

I locali tecnici devono essere separati dagli spazi accessibili al pubblico e riservati al personale autorizzato. I prodotti incompatibili devono essere stoccati in aree distinte, con bacini di contenimento dedicati e una ventilazione adeguata. Serbatoi, tubazioni e linee di dosaggio devono essere chiaramente identificati.

Gli strumenti di controllo devono essere accessibili, verificabili e sottoposti a taratura periodica. Allarmi, punti di campionamento e registrazione degli interventi devono fare parte di una logica gestionale chiara e documentata. Il dato visualizzato sulla centralina deve essere considerato parte di un sistema di controllo più ampio, non una garanzia assoluta. Per questo motivo, la sicurezza richiede sempre che l’automazione sia integrata da una formazione professionale degli operatori, i quali effettuino periodicamente verifiche manuali, manutenzioni programmate e registrazione dei parametri.

Anche le operazioni di riempimento, manutenzione e sostituzione dei contenitori devono essere definite attraverso procedure precise e coerenti con le caratteristiche dell’impianto. Negli ambienti chiusi deve essere progettato con attenzione anche il trattamento dell’aria: non è sufficiente controllare soltanto temperatura e umidità; la ventilazione deve evitare l’accumulo di sostanze irritanti in prossimità della superficie dell’acqua e delle zone frequentate dagli utenti.

Cosa fare in caso di esalazione? Un odore improvvisamente intenso e pungente, accompagnato da bruciore agli occhi, tosse o difficoltà respiratoria, deve essere trattato come un’emergenza. In questi casi occorre:

  1. Allontanarsi immediatamente dall’area per raggiungere uno spazio aperto e ben ventilato;
  2. Impedire ad altre persone di entrare;
  3. Chiamare il 112;
  4. Non rientrare fino all’autorizzazione dei soccorritori.

Non bisogna tentare di individuare o neutralizzare la perdita senza una formazione specifica e senza adeguati dispositivi di protezione.

La clorazione, se correttamente progettata, dosata e monitorata, rimane uno dei sistemi più efficaci per il controllo microbiologico dell’acqua.

La sicurezza, invece, dipende dall’intero sistema: nella progettazione di una piscina o di una fontana, il trattamento dell’acqua non è un accessorio tecnico da definire alla fine. È una parte integrante dell’opera e deve essere affrontata fin dalle prime fasi del progetto.

Susanna Dei Rossi

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