Che si tratti di una fontana o di una piscina, ci sono componenti progettuali che non sono negoziabili, perché senza un sistema di filtrazione efficace, un corretto trattamento chimico o biologico e un impianto di ricircolo ben dimensionato, la qualità dell’acqua degrada rapidamente, con conseguenze igieniche evidenti già dopo pochi giorni. Eppure, proprio questi elementi — fondamentali — in fase di progetto vengono talvolta sottovalutati o trattati come secondari.
Il tema non è solo prestazionale, ma principalmente di sicurezza, la quale deve venire sempre prima di tutto. Ogni anno si registrano incidenti gravi, in alcuni casi mortali, legati a sistemi di aspirazione non correttamente progettati o installati: persone che rimangono intrappolate nelle bocchette a causa di depressioni eccessive o di dispositivi non conformi.
A questo punto è legittimo chiedersi: perché parlare di piscine quando ci occupiamo di fontane? Perché, dal punto di vista normativo, fontane e piscine sono assimilate. Italia e Europa condividono un quadro tecnico di riferimento per quanto riguarda progettazione, installazione e gestione degli impianti. Il perimetro normativo per le piscine ad uso pubblico, le norme di riferimento sono la UNI EN 13451-1, la UNI EN 13451-3 e la UNI 10637, che devono essere considerate in modo integrato, perché ciascuna definisce requisiti complementari. Per le piscine domestiche, invece, il riferimento è la UNI EN 16713-2.
Il funzionamento di una fontana o di una piscina è, in sostanza, un ciclo continuo: l’acqua viene aspirata attraverso skimmer e scarichi di fondo, convogliata verso l’impianto di filtrazione, rimessa in circolo grazie alla pompa e poi trattata chimicamente per mantenerne salubrità e sicurezza. Un meccanismo semplice in apparenza, ma che richiede un equilibrio molto preciso.
Esiste una regola fondamentale nella progettazione delle piscine, valida sia per quelle pubbliche che private: ogni sistema di aspirazione deve essere in grado di funzionare in sicurezza anche in caso di guasto o blocco di uno dei dispositivi. Tra gli aspetti più delicati c’è la gestione della forza di aspirazione delle bocchette, perché se non è correttamente calibrata, la bocchetta smette di essere un componente tecnico e diventa un punto critico: una vera e propria “presa” capace di trattenere un arto o bloccare il corpo contro la superficie, con conseguenze anche fatali. C’è poi un elemento controintuitivo: una bocchetta molto potente collocata in una zona d’acqua bassa — anziché nella parte più profonda — può aumentare il rischio, soprattutto per i bambini, perché facilita l’effetto di trascinamento verso il basso, rendendo difficile liberarsi anche in condizioni che sembrerebbero, a prima vista, più sicure.

Nelle piscine ad uso pubblico — a differenza di quelle private — la norma definisce che devono esserci almeno due punti di aspirazione collegati tra loro da una tubazione di almeno 2 metri. L’idea è semplice ma efficace: se uno dei due viene ostruito, l’altro continua a lavorare, evitando la formazione di una depressione pericolosa che potrebbe trattenere una persona sott’acqua. Ma non è sufficiente raddoppiare le bocchette, perché bisogna considerare come vengono collegate: i due rami di tubazione devono essere il più possibile equilibrati e di lunghezza contenuta, in modo che la portata si distribuisca in modo uniforme. Se la progettazione presenta delle carenze, si verifica che l’acqua “preferisce” uno dei due percorsi, si crea uno squilibrio: una bocchetta lavora più dell’altra e finisce per comportarsi, di fatto, come un’aspirazione singola — con tutti i rischi che ne derivano, soprattutto per intrappolamenti parziali o dei capelli.
In molti casi, quindi, due dispositivi non bastano. Il numero va dimensionato in funzione della portata della pompa: il parametro chiave da rispettare è la velocità di aspirazione sulla griglia, che deve restare sotto 0,5 m/s. Tradotto: più acqua deve passare, maggiore deve essere la superficie utile delle griglie, così da ammortizzare la forza di aspirazione. A questo si aggiunge un altro vincolo progettuale: secondo la UNI EN 13451-1, i fori della griglia non possono superare 8 mm di diametro, un dettaglio tutt’altro che secondario quando si lavora sul bilanciamento tra sicurezza e prestazioni.
Un altro aspetto poco noto riguarda i test di sicurezza. Nelle piscine, tutti i dispositivi devono superare prove specifiche, tra cui il cosiddetto test di intrappolamento dei capelli, effettuato alla massima capacità di aspirazione. Questi controlli servono proprio a evitare situazioni pericolose, come il rischio che una persona resti bloccata a causa del risucchio.
Nonostante la gravità di alcuni casi, è importante contestualizzare: gli incidenti in piscina sono relativamente rari e lo sono ancor più nelle fontane. Quando però accadono eventi critici, spesso non si tratta di fatalità, ma della combinazione di più fattori, come:
- Griglie mancanti o non fissate correttamente. La griglia che copre la presa di fondo è un elemento imprescindibile e la sua assenza rappresenta un grave rischio. Nelle piscine realizzate a norma, è fissata con più viti proprio per evitare che possa staccarsi.
- Aspirazione concentrata in un solo punto. Se gli skimmer sono chiusi e resta attiva solo la presa di fondo, tutta la forza di aspirazione si concentra lì, aumentando il pericolo. Per fortuna, i sistemi moderni realizzati a regola d’arte prevedono una distribuzione equilibrata.
- Malori improvvisi, crampi o altre condizioni fisiche possono incidere in modo significativo, soprattutto nei bambini, perché possono compromettere la capacità di reazione e rendere difficile allontanarsi tempestivamente da un punto di aspirazione.
- Mancanza di sorveglianza. Nelle piscine pubbliche, la presenza del bagnino è fondamentale. Ma anche nelle situazioni familiari, la supervisione diretta degli adulti resta insostituibile.
Una piscina può essere un ambiente sicuro, anche per i bambini, solo se vengono rispettate le norme vigenti e se si seguono alcune condizioni fondamentali:
- progettazione e costruzione a norma;
- utilizzo di componenti certificati;
- manutenzione ordinaria costante;
- presenza di sistemi ridondanti (come la doppia presa di fondo);
- supervisione attenta e professionale.
Gli incidenti, nella maggior parte dei casi, non sono inevitabili. Sono il risultato di errori evitabili. E proprio per questo, conoscere come funzionano davvero questi impianti è il primo passo per prevenirli.


