Forme d’Acqua come Case History del Webinar “Come Cogliere strategie innovative dall’esterno: l’open innovation e l’open source”

Forme d’Acqua come Case History del Webinar “Come Cogliere strategie innovative dall’esterno: l’open innovation e l’open source”

Martedì 19 gennaio dalle 19 alle 19.45 si è tenuto il Webinar “Come Cogliere strategie innovative dall’esterno: l’open innovation e l’open source” con ospite l’innovation manager Laura Aglio ad intervistare Gianluca Orazio, CEO di Ecosistem. L’incontro rientra nel nuovo progetto formativo “Competenze in pillole – 13 pillole di 30 minuti per Conoscere, Innovare, Performare”, rivolto agli imprenditori e ai loro collaboratori, promosso da Confapi Venezia e Confapi Treviso, in partecipazione con studio XForma di Treviso. Il progetto abbraccia le quattro aree che vanno a formare la comune struttura di un’azienda:

  • vendita e comunicazione
  • innovazione digitale
  • gestione risorse umane
  • amministrazione, finanza e controllo

 

L’intervento in oggetto fa logicamente parte della seconda area, ma in realtà vedremo come l’open innovation per sua natura vada a toccare ed interessare anche le altre tre.

Il Webinar è stato introdotto da Selena Toso, referente dell’ufficio relazioni di Confapi Venezia, per poi lasciare la parola all’ospite dell’incontro, Laura Aglio, che ha portato come case history di successo Forme d’Acqua. Il confronto tra Laura e Gianluca è iniziato specificando il significato del termine Open Innovation in relazione agli altri due open, source e data, per trasmettere meglio il concetto cardine relativo alla necessità delle aziende di trasferire strumenti e tecniche, ottenuti da fonti esterne, per conoscere, innovare e potenziare le performance aziendali, soprattutto nei processi di innovazione e digitalizzazione. Università, enti di ricerca, consulenti, startup (innovative e non) e fornitori: tutte queste figure concorrono a far crescere le conoscenze e le competenze aziendali, per allargarne gli orizzonti necessari alla conoscenza e alla creazione di nuove opportunità.

Le domande rivolte a Gianluca nel corso dell’incontro sono state:

  • Chi è, che cos’è e di cosa si occupa Forme d’Acqua? Dove è nata l’esigenza di innovare?
  • Come l’esigenza si è trasformata in un nuovo modello di business per una PMI? Quali sono le prospettive di flessibilità?
  • Cosa avete appreso dal percorso di apertura verso l’esterno?
  • Uno degli aspetti positivi che emergono dal vostro percorso è l’aver migliorato la capacità di valutazione dell’impresa, cosa significa e cosa consigli alle altre PMI che devono ancora avviare tale percorso?

tutti

 

L’open innovation è un lungo percorso fatto di numerosi piccoli step che portano ad altrettanti obiettivi. Per Gianluca, il primo passo direzionato verso l’inizio di questo processo è stato un’autoanalisi volta a valutare i propri limiti ed individuare il modo più efficace per colmarli. Ecosistem ha iniziato circa 15 anni fa questo percorso, quando abbiamo iniziato ad aprirci a nuove “contaminazioni” e a fare ricerche su più ambiti per progredire. Solo negli ultimi cinque anni abbiamo partecipato ad almeno otto progetti importanti ed il risultato è stato quello di consolidare la nostra brand reputation ed il nostro business, ma soprattutto di aprirci a nuovi mercati e di realizzare importanti progetti in essi.

In Forme d’Acqua il primo anello della catena dell’attuazione della open innovation è dato dai collaboratori più prossimi. Avere collaboratori proattivi ed aperti a nuove contaminazioni è fondamentale ed essenziale, è come lanciare un sasso in uno stagno: il buco che crea l’impatto del sasso con la superficie dell’acqua è la proattività dei collaboratori e le onde che si irradiano da esso sono il trasferimento di nuovi strumenti e conoscenze verso l’intero team. Loro sono l’asset intangibile di ogni azienda, sebbene spesso non siano consapevoli di esserlo, e proprio per questo molti degli sforzi di Gianluca sono indirizzati ai rapporti con e tra i collaboratori, per trasmettere i giusti stimoli ed accrescere il “capitale intangibile aziendale”, che può essere:

  • relazionale, per instaurare nuovi rapporti e coltivare quelli già esistenti con i clienti, i fornitori, i centri di ricerca e le università;
  • umano, volto ad ampliare le conoscenze, come anche a consolidare i rapporti interpersonali per individuare pregi ed abilità dei dipendenti;
  • organizzativo, per identificare modi sempre più veloci ed intuitivi di riorganizzare il lavoro e renderlo agile.

Tutti questi pro ed il relativo investimento che implicano in forze e tempo non sono quantificabili economicamente, ma decidono le sorti dell’azienda nel bene o nel male. Saper far emergere l’intangibile è di per sé fare open innovation, perché senza il coinvolgimento e l’apporto dei dipendenti intraprendere azioni come APP, CRM e gestionali diventa fallimentare. Per sfruttare al meglio il capitale intangibile bisogna allargare le opportunità a tutto il team, come fatto con il progetto “Impresa 4.0 e Digital Transformation – Training, accompagnamento e mentoring” tenuto dal PID che ha portato Paola (la nostra responsabile amministrativa) in missione a Berlino a visitare grandi imprese altamente digitalizzate, come ad esempio Bosch. Tendenzialmente il personale amministrativo è legato alla sede aziendale e svolge le mansioni in loco, qui invece si è verificata una controtendenza, e la partecipazione a questo viaggio si è rivelato motivo di enormi stimoli e soddisfazioni, rendendo Paola ancor più proattiva nel processo innovativo.

Laura-Aglio

Il secondo passo è stato il delineamento della brand identity: si è rivelato tanto difficile quanto necessario caratterizzare e differenziare i tre brand (Forme d’Acqua, E-Gardening e E-Pestcontrol) presenti sotto un’unica ragione sociale chiamata Ecosistem, che nei loro ambiti erano diversi ma allo stesso tempo interconnessi tra loro. Partecipando ad incontri formativi ed avvalendoci della consulenza di professionisti esterni, abbiamo finalizzato l’identità aziendale di Ecosistem e di ciascun brand, e di conseguenza si è manifestata la necessità di un piano di comunicazione differenziato e dedicato ad ognuno di essi.

L’esigenza di comunicare cosa e come lo facciamo ha portato al terzo step: grazie al bando POR FESR della Regione del Veneto “Labox: strumenti per welfare aziendale e lavoro agile” tenuto dalla Dott.ssa Francesca Anzalone, esperta di strategie di comunicazione e cultura digitale, abbiamo visto quanto la presenza di un addetto all’ufficio stampa e digital PR fosse indispensabile per rendere competitiva e ben strutturata la nostra azienda, così ci siamo mossi anche in questa direzione. Abbiamo partecipato ad altri corsi, abbiamo provato varie soluzioni, abbiamo commesso errori e alla fine siamo arrivati alla struttura attuale, con una dipendente dedicata a tempo piano alla comunicazione ed un collaboratore esterno che gestisce e monitora gli adv ed il posizionamento nei motori di ricerca.

Come già anticipato, i passi che hanno portato Ecosistem alla situazione attuale sono stati tanti e non tutti positivi, come quanto successo all’inizio, quando ci siamo affidati ad un consulente che ci aiutasse a costruire il business model e plan del quinquennio successivo. Per un motivo a noi tutt’oggi sconosciuto, ci ha abbandonati in corso d’opera, senza lasciarci un report e tantomeno una spiegazione. Per fortuna la soluzione era già tra le nostre mani: ci siamo tirati su le maniche e abbiamo unito le nostre risorse, mettendo in luce le competenze dei singoli, così in poco tempo abbiamo progettato e pianificato cinque anni di business, ideato l’immagine dei nuovi brand, rivisto la comunicazione e ci siamo aperti a mercati esteri.

Le aziende devono dimostrare di essere ADATTIVE, devono saper trovare la loro stabilità mantenendo la flessibilità: nel 1965 la vita media di un’azienda con lo stesso modello di business era di 33 anni, ma questa longevità si è accorciata nel tempo portando la previsione per il 2026 a una durata media di 14 anni!  Allora bisogna guardarsi attorno, confrontarsi e ragionare per creare nuovi paradigmi organizzativi, nuovi approcci con la clientela attraverso nuove forme di comunicazione e nuovi modelli di business. Ovviamente non sono azioni che si fanno in cinque minuti, ma necessitano di formazione e di tempo.

Nell’anno che ci siamo lasciati alle spalle il forte incremento dell’uso di internet e di siti dedicati alla formazione hanno visto la realizzazione di una vera rivoluzione culturale, con l’avvento del digitale nelle nostre vite e nelle imprese. Il 2020 ci ha fatto capire con le cattive maniere che se si ha una buona alfabetizzazione digitale e processi digitali aziendali consolidati si può cavalcare l’onda del lockdown e chiudere l’anno finanziario con bei numeri, pertanto il consiglio che vi diamo è: siate curiosi!

Selena-Toso

Susanna Dei Rossi

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